Bandersnatch: un bell’esperimento riuscito

Anche noi, come mezza Italia, abbiamo aspettato con un immenso conto alla rovescia l’arrivo dell’episodio di Natale di Black Mirror. L’hype aumentava man mano che uscivano le voci sul fatto che potesse essere addirittura interattivo, ma insieme all’hype saliva anche un po’ il timore della delusione.

Ho già sperimentato l’interattività nella narrazione di un qualcosa, da piccola giocavo con Lone Wolf ovvero libri in cui potevi scegliere man mano il filo narrativo saltando di pagina in pagina. Inoltre e non meno importante, sono stata una delle primissime persone a giocare con Until Down, il survival horror della Sony in esclusiva Play Station 4: quindi il tema lo conosco bene e soddisfare la mia aspettativa non era proprio semplicissimo.

Per questa ragione dividiamo il discorso in due: da una parte parliamo del film, dall’altro parliamo dell’aspetto ludico. E iniziamo con l’aspetto ludico, visto che fidanzato Claudio ancora dorme beato e non so che cosa devo scrivere circa regia, fotografia, sceneggiatura e menate da DAMS.

Bandersnatch non è un gioco, quindi ridimensionate immediatamente tutte le aspettative. La verità è che non c’è nessuna libertà di scelta perché il film ti obbliga, in modo più o meno diretto, a seguire un certo filo logico. Noi siamo tornati indietro più volte per vedere tutto il possibile, ma non è vero che esistono molti finali. Esistono, piuttosto, molti binari morti. Sigh. Questo è stato per me l’aspetto più deludente, credo di aver sbagliato a fantasticare troppo. Netflix non è Play Station e questo è evidente, però si poteva fare un filino meglio, forse. Questo non vuol dire che non sia stato divertente muoversi nelle possibili trame, queste infatti si complicano sufficientemente per tenerci interessati all’argomento. Va bè, è figo dai.

Parliamo invece del film (che nel frattempo fidanzato Claudio s’è svegliato e ha pure preso un caffè). La regia si incasella perfettamente nelle altre puntate di Black Mirror: troviamo infatti la classica lentezza che fa salire l’ansia tipica di tutto il filone della serie tv. Silenzi, pause, scenografie pulite e molto fredde: un’ orchestra perfetta per montare il senso d’angoscia fotogramma dopo fotogramma. Alle volte, tutto questa lentezza diventa anche un po’ pesante da sopportare, ma la fotografia para il colpo mostrando sempre e comunque delle belle immagini sulle quali soffermare la propria attenzione. Ciò che invece ha un po’ rotto il cazzo è sto continuo ritorno agli anni 80 che per quanto siano belli, fantastici, nostalgici etc… hanno davvero sfrangiato un po’ le palle. La scelta dell’ambientazione quindi, per quanto funzionale alla trama, è un filino trita e ritrita. Passiamo oltre, lasciamoci alle spalle le cassette musicali da riparare con la matita nel buco, sarebbe anche ora. Ultima considerazione, ma non la meno importante, si riferisce alla bravura indiscussa degli attori, del regista e di tutti i tecnici (fonici, montaggio etc) nel girare delle scene mille e mille volte in cui si modificano solo piccolissimi dettagli. Essendo infatti interattivo, le scene possono ripetersi più o meno in modo similare, ma la maggior parte delle volte cambiano in piccolissimi dettagli (uno sguardo tra due persone che in un’altra scelta non ci sarebbe stato, per esempio).

Affrontata la questione ludica e la questione cinematografica, rimane la questione filosofica. Si dovrebbero dire due parole sul fatto che siamo parte di un progetto, no? In realtà se vagate un po’ nell’internet trovate un sacco di pippe mentali che si riferiscono alla pillola blu e alla pillola rossa stile matrix, ma se volete che vi dica un po’ la mia opinione… va bè. No, intendo dire, “va bè” è proprio la mia opinione. Sì, carina sta cosa che possiamo parlare con il protagonista del film rivelandogli che siamo delle persone che lo stanno controllando, carino anche il fatto che lui parli di noi alla psicologa, un po’ troppo però è pensare che Netflix registri le nostre scelte per profilarci ancora meglio e scoprire addirittura come reagiamo in momenti di stress psicologico. Insomma: Black Mirror sì, ma paranoia no. Molto più semplicemente, in questo episodio siamo contemplati anche noi come personaggi più o meno attivi all’interno della storia. Prendetela così, godetevela e non perdetevi in paranoie assurde più adatte a decelebrati terrapiattisti che a persone intelligenti.

Noi Bandersnatch lo abbiamo promosso con un bell’8 perché comunque è una modalità piuttosto nuova e fare un film di questo genere prevede una quantità di girato immensamente maggiore rispetto al visibile. L’aspetto ludico possiamo migliorarlo, ma nel complesso è un bell’esperimento.

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