Thunberg: noi non siamo abbastanza

Greta Thunberg ha proprio scosso gli animi, ci ha trascinati in piazza e ha fatto impennare le vendite delle borracce; molti di noi hanno condiviso la sua foto almeno una volta sui social network e altrettanti hanno sfilato in centro a Roma chiedendo ai “potenti” di fare qualcosa perché “la nostra casa è in fiamme”.  Tutto molto bello, finalmente qualcuno che ha acceso i riflettori su una questione bella importante: ma siamo di nuovo in balia di una moda, vero? Insomma, mentre H&M fa le magliette LGBT con una mano e poi si inzacchera l’altra con lo sfruttamento della manodopera, cosa succede sul versante “Save the planet”? La risposta è … non ne ho idea, ma credo fermamente che se non stiamo attenti finiremo per compare le lattine di Coca-Cola con la faccia di Greta stampata sopra e non credo vi serva una spiegazione sul quanto le due cose farebbero a cazzotti.  Per dire, ho già visto da OVS delle maglie fighissime con cactus e slogan pro-clima … non voglio sapere quanto inquini OVS nella produzione dei suoi tessuti e dei suoi jeans, preferisco rimanere nell’ignoranza. Ma non comprerò quella maglietta, anche se è figa. 

Considerato che per invertire la rotta non basta il nostro impegno quotidiano (di cui tra poco affronterò le incoerenze), spero vivamente che tutto questo carnevale per le strade, tutte queste strette di mano e queste promesse di Nobel facciano quantomeno ragionare le persone che realmente possono invertire la rotta, ovvero i padroni della grande industria. Insomma, la borraccia di 24 bottles è figa quanto la maglietta di H&M pro-clima, ma quanto il nostro gesto di acquistarla può effettivamente avere un impatto positivo sul clima? Non moltissimo visto che ai concerti le borracce non le possiamo portare (Grazie Luisa per il reportage!) e siamo costretti a comprare l’acqua in bottiglia di plastica, visto che al supermercato si continua a imbustare la frutta e la verdura sbucciata nella plastica, visto che il jeans che acquistiamo inquina di più di sette Alfa Romeo del ’91 tutte accese contemporaneamente, visto che magari la borraccia l’abbiamo pagata cinque euro dal cinese e che per farla hanno dato fuoco (in senso figurato) a dodici alberi.  Facendo due conti, guardando la mia borraccia da 20€ ho capito che il mio impatto non era altro che una goccia insignificante d’acqua pulita in un oceano di rifiuti putridi e sanguinolenti. Che schifo. 


Con questo voglio dire che non dobbiamo comportarci in maniera migliore? Eh no, troppo comodo. Con questo dico semplicemente che finché non cambieranno rotta coloro che detengono le redini dei sistemi di produzione, noi poveri disgraziati con la borraccia di 24 bottles e la maglietta di H&M siamo un po’ … irrilevanti, ma comunque necessari. 


Fatta questa premessa (hey sì, era la premessa!) vorrei fare la mia solita sparata da stronza antipatica e polemica. Devo ammettere che dal fenomeno Greta sono nati tanti sostenitori insospettabili, gente che pensavo fosse più interessata ad Amici della De Filippi che all’inquinamento terrestre e questo – alla fine – mi fa piacere, pure se sono cosciente che per loro sia l’ennesima moda. Però se volete fare i sostenitori, cercate di farlo per bene altrimenti sgolarvi brandendo la vostra 24 bottles non sarà un gran bel vedere. 

(Photo by Sean Gallup/Getty Images)


Eliminare la plastica significa, letteralmente, eliminare la plastica.
Se condividi uno stato della Thunberg io mi aspetto che tu non metta più piede in nessuno punto vendita della grande distribuzione. Niente Zara, niente H&M, niente Primark, niente OVS, niente KiKO … niente SEPHORA! Eh sì, purtroppo è così. E che bello quando mi rispondete “Eh ma io non sono ricca e sono costretta a comprarmi le cose a basso costo” perché così mi date lo spunto per farvi notare un po’ di cose (che sapete benissimo, ma che per comodità scegliete di ignorare).

  1. Lo sai che si possono acquistare vestiti usati, mobili usati, stoviglie usate e oggetti vari usati? Sì, davvero! Esistono un sacco di mercatini dell’usato che possono aiutarvi a non disboscare il mondo. Potete comprare tutto lì dentro e pensate che ogni pezzo acquistato è un pezzo non prodotto inutilmente ed è un rifiuto in meno che viene creato. Però lo so che vi piace andare da IKEA … con la bottiglia di 24 bottles, fa troppa tendenza. 
  2. L’artigianato è spesso green. Un mobile creato dal vostro falegname del paese costa di più, sicuramente, ma è molto meno inquinante di un mobile prodotto da IKEA (e dura anche di più, il che significa meno rifiuti, pensate un po’!) Comprate una sedia in meno, accumulate meno oggetti inutili e acquistate solo quello che vi serve, spenderete di più sul momento ma non dovrete cambiare il tavolo ogni tre anni perché si è sgretolato guardandolo troppo. 
  3. I vestiti riempiono gli armadi, ma inzaccherano il mondo. Molti tessuti, per essere prodotti, inquinano da morire. Però costano poco e dove vengono prodotti costa poco anche la mano d’opera, perciò se una maglia vi costa 5€ fatevi due domande. Sì, lo so che non potete permettervi la maglia della sarta fatta con i tessuti super bio, lo so che raccontate in giro di non avere soldi abbastanza … ma piantatela di nascondervi dietro questa cagata. Se invece di 30 maglie da OVS ne comprare 6 dalla sarta che usa materiali a impatto zero avrete sicuramente un guardaroba meno gonfio (di merda), un tessuto migliore sulla pelle, un oggetto molto più originale e pregiato, un bene durevole assai e … la coscienza un po’ più pulita. 
  4. Refillami l’anima! Tutti bravissimi a riempire la borraccia di tendenza, ma in quanti vanno nei negozi dove vendono prodotti sfusi a riempire i propri barattoli di shampoo, balsamo, sapone, detersivo…? Oh, nessuno! Pochi. Una volta avevo un’amica che ha provato ad aprire un negozio di questi, non le andava benissimo eh. Eppure solo nel mio quartiere ne ho contati 3, quindi ci sono! Dunque, in quanti compriamo lo shampoo sfuso? No, meglio Pantene costa meno e Chiaretta nazionale ci dice che fa un sacco i capelli belli. Tutti però, tranne i miei che rimangono sempre stoppa. 
  5. Domandone delle domandone: l’acqua in casa sempre in bottiglia di plastica, vero? Non mi ci soffermo nemmeno un secondo perché tanto risponderete che quella del rubinetto fa schifo, oppure che la prima fonte disponibile è troppo lontana (dove 5km di distanza sono praticamente lo spazio tra la terra e la luna). In realtà esistono anche servizi a domicilio di bevande in bottiglie di vetro con vuoto a rendere, come fanno i bar. Però troppo sbatti, vero? Eh sì, la Ferrarelle è così comoda al supermercato.
  6. IL SUPERMERCATO! Oh da domani tutti dal contadino a prendere frutta e verdura, tutti al mercatino con i gazebo gialli. Ce ne stanno una valanga in giro per le città, non mancano sicuramente nel vostro quartiere. Ma non ci andrete, l’Auchan è più comodo e inoltre è aperto anche la domenica. 
  7. L’ammorbidente, che profumo! Quanti lavano le cose in lavatrice a bassa temperatura con poco detersivo e zero ammorbidente? Sì, magari gli asciugamani escono un po’ steccati e poco accoglienti per il nostro sedere al bidet … ma sapete quanto inquina l’ammorbidente? No, vero? Meglio continuare a ignorarlo per il bene del vostro culo. 

Mi fermo qui, anche se è chiaro quanto si potrebbe andare avanti per cento punti ancora. Sono sicurissima che vi chiederete “ma sta rompicoglioni fa tutte queste cose?” La risposta è no, perché spesso cedo alla comodità e alla convenienza sulla breve distanza, ma io non faccio nemmeno le crociate con Greta Thunberg. E non è perché non credo nel clima, non è perché penso che sia tutta una pagliacciata o perché penso sia inutile, ma perché nulla cambierà realmente e nulla inizierà a cambiare sul serio fino a quando a cambiare non sarà il sistema di produzione, fino a quando non cambierà la costante necessità di acquistare, acquistare, acquistare e accumulare cose completamente, totalmente, scioccamente inutili. 

Perciò, per concludere, ottima la sensibilizzazione al problema, ma invece che insultare il nostro vicino di casa che arriva al portone con le bottiglie della Ferrarelle di plastica, prendiamocela con chi ci dà la possibilità di spendere meno acquistandole. Insomma, focalizziamo sul nemico vero e non sul nemico che vogliono darci per “sedare” gli animi e trasformare tutto nell’ennesima bagarre commerciale (vedi gay pride e tutto il cuccuzzaro di cui – forse – sbrodolerò un’altra volta).

Un grazie a Yasmin R. per lo spunto di riflessione e a Claudio per il ragionamento a voce alta. 

sono cominciati i saldi.

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