Mio fratello non è figlio unico

In questi giorni gli eventi mi hanno portato a riflettere sul ruolo del fratello maggiore. Arrivata a trent’anni suonati e passati credo che sia arrivato il momento di chiedersi quale impatto effettivo abbiano avuto le mie scelte sui miei fratelli minori.

Ho due fratelli: Davide e Pietro. Con il primo ci passano 5 anni, con il secondo invece 14. Se con Davide ci siamo persi negli anni e negli eventi, con Pietro invece ho sempre avuto un rapporto molto più stretto dovuto anche al fatto che più che crescere insieme a lui, l’ho visto diventare grande mentre io mi allontanavo progressivamente dalla mia famiglia d’origine. In ogni caso, va detto che almeno per un periodo ci sono stata per entrambi e che molto spesso la porta di casa mia fungeva da ingresso sicuro verso il time break necessario dai genitori.

Sono uscita di casa nel 2007, Davide aveva 16 anni e a quell’età tutti sappiamo quanto sia facile entrare in rotta di collisione con mamma e papà. Sono sempre stata molto felice di aprire la porta al suono del campanello del fratello con lo zaino sulla spalla. Credo di aver sentito circa un milione di volte la frase “Io a casa non ci torno più!” e invece ci siamo sempre tornati tutti e tre fino a quando non siamo stati abbastanza grandi per cavarcela da soli. Ero allo stesso tempo molto felice di rispondere alla chiamata preoccupata dei miei che mi chiedevano se Davide fosse per caso approdato al mio appartamento (o se avesse dirottato il motorino a casa di zio, altro porto sicuro in caso di terremoto). La sorella grande che vive da sola ha sempre un posto letto per te, non ci fa nemmeno caso e puoi tranquillamente accamparti anche delle settimane, fino a quando la situazione non sarà sbollita e tu potrai tornare a casa.

Mi rendo conto solo in questi giorni quanto essere stata la sorella maggiore abbia comunque comportato delle responsabilità quando invece pensavo di non averne nemmeno mezza.

Ma noi fratelli maggiori cosa siamo più di un’isola felice dove approdare in caso di ammaraggio? Molte persone su Instagram stamattina mi hanno risposto che avere fratelli minori è un po’ come avere dei figli senza averli fatti perché devi sempre dare il buon esempio, perché devi sempre provvedere anche per loro in diverse occasioni, perché a volte li devi portare a calcio, a nuoto, a ripetizioni di inglese, perché devi preparare loro il pranzo, a volte la cena e via dicendo. Io non l’ho mai fatto. Siamo sempre stati figli molto indipendenti, quindi a parte il fatto che io e Davide non avevamo così tanti anni di differenza da giustificare un mio impiego in suo supporto, c’era anche da dire che a 14 anni eravamo tutti e tre belli che motorizzati e di conseguenza belli capaci di arrangiarci nei nostri impegni adolescenziali tra scuola e dopo scuola. Non ricordo di aver mai aiutato nessuno dei due nello studio, non ricordo di averli mai portati a calcio e non mi ricordo di esserli mai andati a prendere a scuola. Quanto al pranzo ci stavo pensando, ma mi vengono in mente più scene in cui sono loro a cucinare per me che viceversa.

Ricordo però altre cose. Ricordo che con uno dei miei primi stipendi degni di essere chiamati tali ho comprato da vestire a Pietro in un negozio in cui sapevamo di trovare cose che a lui sarebbero piaciute moltissimo. Ricordo di aver letteralmente attaccato al muro e successivamente morso la spalla a uno stronzo che s’era fatto scappare una parola di troppo su mio fratello Davide. Ricordo di averli sempre difesi davanti a tutti, con le unghie e con i denti, non permettendo mai a nessuno di proferire verbo che potesse in qualche modo danneggiarli. Ricordo di aver pianto in macchina quando ho scoperto di non esserci stata in un momento preciso in cui Davide aveva bisogno di me, però ricordo anche di averla fatta pagare a chi doveva pagarla. Credo sia evidente che il ruolo di pseudo-genitore non mi sia calzato molto bene, non quanto sembra andare perfetto a molti che invece mi hanno parlato di tutt’altro genere di cure dei fratelli minori. Non sono stata nemmeno un buon esempio e spero che nessuno dei due abbia mai tratto ispirazione dalle mie corbellerie, fortunatamente ho quasi la certezza matematica che non sia mai successo e che non succederà mai. Non mi sono mai preoccupata di essere un buon esempio, né per loro, né per nessun altro. Credo di aver fatto bene, se non altro hanno potuto vedere cosa succede a comportarsi come me e se non sono stata un modello virtuoso almeno sono tornata utile per capire quali strade sarebbe stato meglio non prendere in favore di altre.

Il fratello maggiore però non ti salva dai tuoi casini con la sua morale di ferro e il suo comportamento pulito e perfetto. Il fratello maggiore ti salva dai tuoi casini perché prima di incazzarsi, prima di ragionare sui fatti, prima di alzare la voce e imporsi, lui prima di qualsiasi cosa ti apre la porta di casa e facendo entrare te lascia fuori tutti i tuoi guai. Forse non mi dovrei sentire tanto in colpa per non esser stata un esempio da seguire, se lo fossi stata probabilmente sarebbe stato uguale. Sono felice invece di essere stata complice dei miei fratelli, qualche volta mediando con il mondo esterno e qualche volta unendomi con loro in battaglia.

Penso e spero tantissimo di essere stata anche un cuscinetto anti ansia per i miei genitori, sono abbastanza sicura di averli tranquillizzati più di una volta facendogli presente come i loro figli mai sarebbero finiti sotto al ponte dopo l’ennesimo “Me ne vado di casa, vaffanculo!”. Dopotutto credo che un genitore faccia più di un figlio anche per questa ragione, infatti uno dei grandissimi risolti positivi di una famiglia numerosa è quello di trovare sempre, da una parte o dall’altra, un aiuto e un appoggio in caso di catastrofe. Gli errori e i casini in famiglia li facciamo tutti, genitori inclusi i quali non sono perfetti e infallibili, perciò il sapere che comunque vada ci sarà almeno una persona che sarà in grado di intervenire in soccorso sospendendo il giudizio e lanciando un salvagente dovrebbe far stare tranquilli tutti. Sicuramente io sono stata una figlia di merda, ma sono altrettanto sicura di aver fatto dormire mamma e papà con sette cuscini comodi dopo le bombe e i lanciafiamme di una litigata in casa con i miei fratelli.

Una ragazza su Instagram mi ha fatto notare che sarebbe molto interessante capire cosa abbiamo rappresentato noi fratelli maggiori per i nostri fratelli minori. Chiedere loro se ci hanno percepiti così come noi crediamo di esserci comportati, se individuano delle responsabilità che non ci siamo accorti di aver avuto, se potevamo fare meglio qualcosa oppure non fare qualcos’altro. Perciò se ci sono fratelli minori in ascolto questo è il loro momento di intervenire lasciando un commento al termine di questo lunghissimo blog post!

E per chiudere, Cari Genitori sintonizzati sul canale, siate buoni con noi fratelli maggiori, non siamo bestie di satana con insoluti freudiani da risolvere con finte funzioni genitoriali, siamo solo fratelli maggiori e tra i tanti casini che abbiamo troviamo sempre il tempo per aprire la porta alle teste di cazzo di famiglia nate dopo di noi.

Famiglia Bianchedi Giancarlo, Stefania Corda, Davide Bianchedi, Pietro Bianchedi, Elisa Bianchedi
La mia famiglia. Sì, siamo tutti uguali.
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