Agriturismo da incubo in Toscana!

Una vecchissima pubblicità di Alpitour diceva “Turisti fai da te? No Alpitour? Ahi Ahi Ahi!” Erano i primi anni Novanta e io avrei dovuto carpire la lezione. E invece no.

L’antefatto

La mia mamma ci regala un cofanetto Emozione3 in scadenza, lei non ha tempo di usarlo e pensa sia carino lasciarci “pascolare” per un ultima vacanza prima dell’arrivo del nostro bambino. Il cofanetto prevedeva una notte e una cena, quindi abbiamo deciso di soddisfare la nostra voglia di vivere un po’ il centro Italia unendo il piacere di un agriturismo toscano. Quello che volevamo, in realtà, era molto semplice: un agriturismo immerso nel verde, possibilmente con tanti animali e buona cucina della tradizione toscana. Le pretese non erano impossibili, stiamo parlando della regione italiana più famosa al mondo per le verdi colline, la buona carne e l’ottimo vino. Tra l’altro, non sarà un caso, se ogni straniero identifica nella Toscana il luogo adatto per vivere l’esperienza dell’agriturismo.

Prenotiamo attraverso la piattaforma di Emozione3, già utilizzata diverse volte (a proposito, i cofanetti rimangono sempre il mio regalo preferito, quindi sappiate che nel dubbio compleanni, Natali e madonne varie potete risolverli così e io sarò felicissima). Gli agriturismi in Toscana a disposizione in questa offerta non sembrano essere tantissimi, comunque mi sono fatta invogliare da questo scelto in particolare: perché? Perché le foto della zona erano spettacolari, prometteva un allevamento di alpaca, cavalli e fattoria didattica, una piscina immersa nei colli, camere bellissime e cucina tradizionale. A convincermi del tutto probabilmente sono state le foto della colazione, sembrava una situazione assolutamente fiabesca. Prenotiamo e senza problemi ci arriva quasi subito la mail di conferma dell’avvenuta prenotazione: Hey, stiamo arrivando!

L’arrivo

Abbiamo atteso tanto questo weekend perché abbiamo avuto qualche momento di nervosismo in questo periodo; avevamo decisamente bisogno di staccare e di lasciarci alle spalle un po’ di rogne per ricaricarci l’anima. L’idea infatti era quella di rimanere immersi nel silenzio il più possibile, coccolarci un sacco, guardare il tramonto con una tisana in mano e dormicchiare come ghiri tra un biscotto fatto in casa e un bicchiere di succo. Ovviamente abbiamo anche programmato una tappa a Pisa e una a Siena, saltando Firenze che oramai -chi per un motivo, chi per un altro- abbiamo visto e stravisto.

Comunque, dopo aver visitato Pisa con calma e non con qualche fastidio dovuto al peso del pancione, decidiamo che è arrivato il momento di andare a sdraiarci e iniziare a vivere il nostro super relax all’agriturismo. Prendiamo la macchina e ci mettiamo in direzione, esaltandoci non poco nel vedere come il posto da raggiungere fosse all’interno di un’enorme macchia verde (secondo Google maps).

Raggiungiamo il posto indicato dalla mappa, via e civico corrispondono. C’è silenzio, i cellulari prendono pochissimo, non passano automobili e l’unica cosa che vediamo è qualche cacciatore che si aggira attorno a questo casolare pieno di vetrate arredato in stile Country Chic. Tutto bello, tutto perfetto se non che non troviamo nessuno. Suoniamo il campanello e ci accoglie un cane che con noi non può interagire visto che sta dentro la struttura e si limita a guardarci dal vetro, ma subito dopo arrivano in soccorso tre gatti striati. Un caloroso benvenuto, non c’è che dire, ma mancava una componente fondamentale: l’essere umano. La struttura, giuro, sembrava deserta.

Telefoniamo. Non che fosse semplice telefonare, i cellulari erano morti, ma oggettivamente non sapevamo che altro fare visto che lì attorno non vi era nulla. Telefoniamo diverse volte, alcune cadeva la linea mentre altre non rispondeva nessuno. A me scappava la pipì, ero stanca e affamata e sinceramente la mia pazienza, che già normalmente non è tanta, stava andando a farsi amabilmente fottere. Dopo un po’ ci richiamano e una signora ci dice che dobbiamo raggiungerla in un’altra struttura, distante pochi chilometri, perché lei sta lavorando lì e non può venire ad accoglierci. Scopriamo, sempre da questa difficoltosa telefonata in cui il telefono andava a scatti, che la nostra camera non è all’interno dell’agriturismo, ma appunto in quest’altra struttura. Bene, ma non benissimo.

Rimettiamo in moto la macchina, ci facciamo sti benedetti due/tre chilometri e ci ritroviamo in un paesello dove qualche via forma un agglomerato di casette padronali. Un paesino normale, niente di speciale, dove la gente normalmente vive e lavora. Va be’. Troviamo il civico e finalmente entriamo: siamo in una casa normale, non un agriturismo. Una casa che non ha nulla di diverso dalla casa dei miei genitori: non è un palazzo di Roma, ovviamente, ma è una villetta di paese su strada. Il giardino dei miei è comunque più grande (e pure tenuto meglio, ma okay). Già lì a me non va bene, io avevo richiesto una camera in un agriturismo, non un appartamento/monolocale in una casa. Però sono stanca e affamata, quindi in cambio di un tozzo di pane e di un water dove fare la pipì mi va bene qualsiasi cosa.

Ad accoglierci, finalmente, un essere umano: la signora della telefonata. Sta pulendo la pi (…), sta pulendo la pi (…), sta pulendo la pi (…) NIENTE. Non riesco nemmeno a chiamare “piscina” quella roba di plastica che si trova sul prato. Strano, dalle foto avrei giurato che la piscina fosse interrata. Invece no. La piscina è una di quelle che si comprano al supermercato, ben camuffata con delle assi di legno che fanno da piano vasca. Una cosa inguardabile, ma vabbè tanto non è periodo per fare il bagno (e comunque in quella pozza lo avrei fatto colcazzo)

Da notare che a quel punto io ancora non ero arrabbiata o nervosa, pensavo fosse ancora tutto salvabile quindi giravo ancora sognante mano nella mano con Claudio e forse non mi ero ancora resa conto di quanto stesse per succedere.

L’accoglienza

Bene, la signora nel vederci non smette di fare il suo lavoro e ci saluta da distante. Ci dice che le chiavi sono appese alla porta del nostro appartamento, ci ricorda che la cena è alle otto e mezza nel casolare dove ci stavano i gatti e il cane (quello in cui eravamo prima) e che lì sarà fatta anche la colazione dalle 8:30 alle 9:30, non più tardi perché poi lei “C’ha da fare altre cose”, testuali parole. Manifesto il mio disappunto con una risata, questi orari da caserma non mi piacciono durante la mia vita a casa, figuriamoci in vacanza. Io alle nove e mezza, forse, apro un occhio. Come si può pretendere che la gente in vacanza rispetti questi orari? Ma in che mondo? Però vabbè, vorrà dire che partiremo prima per Siena o che mi prenderò il tempo per accarezzare gli animali della fattoria, povera illusa che sono.

Ci apriamo la porta da soli e scopriamo la stanza da soli, senza un minimo di introduzione. La stanza è molto carina, c’è una bellissima vetrata ed è provvista di cucina (sì, ma il frigorifero è spento). Ci sono due macchinette per fare il caffè, ma nel cestino di benvenuto c’è una sola cialda. Niente bollitore, niente tisane, niente tazze. In bagno tutto okay, ma non troviamo il classico welcome pack: c’è solo sapone liquido per il lavandino, la doccia è sprovvista di tutto. Per la biancheria, comunque, nessun problema apparente: non mancano lenzuola, coperte e asciugamani. Va be’, almeno quello.

Comunque sia, siamo stanchissimi, non abbiamo tempo e voglia di valutare quindi ci buttiamo sul letto alle 16:00 e dormiamo profondamente almeno un paio d’ore.

L’inizio della catastrofe

Più o meno intorno alle 18 mi sveglio e ho fame. Tantissima fame. In quella casa non c’è nulla, ovviamente del servizio bar nemmeno se ne parla e siamo lontani (davvero lontani) da qualsiasi esercizio pubblico (bar, supermercato, ristorazione che sia). Mancano ancora due ore e mezza alla cena perciò decido di ammazzare il tempo guardando le recensioni di TripAdvisor. Premettiamo una cosa: a noi Tripadvisor non piace perché troppo spesso abbiamo visto come le recensioni siano facilissime da comprare e come, soprattutto quelle negative, fossero lasciate più dal rancore che da persone realmente scontente della struttura. Non guardiamo mai TripAdvisor, ci fidiamo del passaparola tra amici e di ciò che ci propone la struttura stessa attraverso il sito internet. Non ci è mai andata male una volta, abbiamo sempre viaggiato comodi trovando esattamente quello che ci aspettavamo di trovare.

Comunque, ciò che attira la mia attenzione immediatamente, è la percentuale di commenti negativi su quelli positivi: stiamo esattamente a metà. Per ogni voto “Eccellente” ce ne stava un altro “Pessimo”. Per un centinaio di commenti in totale. Non molto confortante visto che una cinquantina di amici che ti mettano una recensione positiva si trovano molto facilmente, no? Leggo comunque due o tre recensioni positive e le trovo un po’ troppo “entusiaste” (palesemente pompate), quindi mi lancio con coraggio in quelle negative. Tutte dicevano e lamentavano le stesse identiche cose, perciò ho capito che probabilmente ci stavamo addentrando in qualcosa di molto poco piacevole. Claudio comunque sta dormendo e decido di svegliarlo per capire se fosse meglio scappare o lanciarci a pesce in questa bizzarra avventura.

Gli altri ospiti della struttura

Per prendere una decisione usciamo dalla stanza e facciamo un giro nel … giardino. Scusate, non ce la faccio a chiamarlo nemmeno “corte”, figuriamoci “parco” come avrebbe dovuto essere. In due minuti e mezzo abbiamo visto tutto, ovvero niente, se non quella cosa che ci si ostina a chiamare piscina. Io sono davvero demoralizzata, tutti i miei piani di “coccole sotto le stelle” stanno andando in frantumi, anche perché vi ricordo che non ho trovato manco due tazze e mezza tisana in camera. Sconsolata e un po’ delusa (finalmente) mi siedo su una panchina e mi stringo nelle spalle ammettendo di aver preso proprio una bella fregatura. Nel frattempo ci raggiungono due coppie di altri ospiti, due molto giovani (sui 20 anni, studenti di medicina) e due anziani (sulla settantina, pensionati). Ci danno alcuni dettagli agghiaccianti: il signore anziano, nel lamentare una lampadina fulminata, ha ricevuto in risposta un cacciavite e una lampadina sostitutiva che avrebbe dovuto installare da solo; la cena che si svolge alle 20:30 nel casolare a 2 Km di distanza prevede che tutti gli ospiti si siedano assieme allo stesso tavolo e che conversino tra di loro; il cellulare a tavola non è consentito e va tenuto in tasca; il pacchetto prevede alcune portate, ma autonomamente ci si deve regolare altrimenti ogni portata extra sono 7 euro, non vi è servizio al tavolo e ognuno si serve da sé, non viene offerta alcuna alternativa: si mangia quello che c’è (un antipasto, una tipologia di primo e una tipologia di secondo). Il pacchetto non include il coperto (3 euro a testa). Non ci voglio credere e mi viene da piangere: ho perso anche la mia cena romantica a lume di candela. Ottimo.

La cena

Affamati come lupi andiamo alla cena, utilizzando ovviamente l’automobile. La strada è infatti tutta in salita, molto stretta e non illuminata: non è possibile affrontare una passeggiata sebbene siano solo pochi chilometri. Esattamente come ci è stato detto ci dobbiamo sedere tutti insieme e siamo costretti a questa socializzazione forzata: ma perché? Ma sono in vacanza, ma voglio stare con il mio compagno e parlare di tutte quelle cose che non siamo riusciti ad affrontare a casa per mancanza di tempo, voglio stare mano nella mano e perdermi in sospiri sognanti e sorrisi! Ma perché cazzo devo mettermi a parlare di calcio, di politica e di madonne varie con perfetti sconosciuti? L’ho chiesto a qualcuno? No. Non voglio. Mentre Claudio decide che nel vino ci sia la risposta, io che nemmeno posso bere visto che sono incinta, metto finalmente il broncio e sparo un paio di parolacce che al quel punto ci stanno. Fortunatamente la signora seduta vicino a me è simpatica e ci mettiamo a parlare di figli, di scuola, di lavoro e via dicendo. Come alla ferma dell’autobus, uguale.

In un agriturismo uno si aspetta di mangiare prodotti tipici, piatti caserecci e dolci artigianali: vabbè, lasciamo stare. L’antipasto era composto da: salame, prosciutto crudo, sottaceti Saclà e fagioli cannellini da barattolo. Il primo piatto era pasta all’amatriciana (???) e il secondo erano costine e salsicce al forno con patate cotte in pentola. Nulla che io non sappia preparare autonomamente dopo aver fatto la spesa alla Lidl e comunque Claudio prepara un’amatriciana migliore essendo romano di Roma. Ma poi perché devo mangiare l’amatriciana in un agriturismo toscano? Una pasta con il raguù di cinghiale vi faceva tanto schifo? Boh. In ogni caso, non avevamo scelta (non esiste nemmeno il menù alla carta, quindi o così o si va a letto senza cena). Avevo fame, una fame da lupi, quindi okay vai. Claudio s’è smezzato un litro di vino con lo studente di medicina e così, una volta toccato il letto, l’abbiamo perduto per sempre.

Ah, ottimo, proprio quello che volevo!

La colazione

Ragazzi, ma cosa vi devo dire? La colazione era composta da alcuni biscotti galletti della Mulino Bianco (forse, probabilmente Dolciando) comunque decisamente inconsistenti, avevano perso tutta la componente croccante perché avevano preso troppa aria. Vecchi, erano vecchi. Lì accanto un paio di vasi di marmellata e uno di Nutella quasi finito, due caraffe di succo di frutta, pane del giorno prima e fette biscottate non confezionate, ma distese aperte sul vassoio (addio croccantezza!). Le fotografie sul sito della colazione, come vi dicevo all’inizio, erano bellissime. Volevo solo farvi sapere che se venite a casa mia la domenica fate una colazione migliore e decisamente più fresca. Mai visto e mai sentito che in un agriturismo non ci fosse ‘na mezza crostata, du’ cornetti, ‘na banana. Niente. Regà, ve lo giuro, ho bevuto il latte del cartone del supermercato perché manco il latte era della zona. Io non ho parole, ho dormito e fatto colazione in B&B a 20 euro a notte dove la colazione era molto più dignitosa, ho persino pernottato in un ostello in Austria dove in cucina avevamo visto un topo, ma trovo inaccettabile che in un posto dove si paga in media 80 euro a notte la colazione sia peggio di quella che si può trovare nelle case di ognuno di noi in un qualsiasi giorno lavorativo.

Con la morte nel cuore, carichiamo la macchina, paghiamo il conto, salutiamo i nostri compagni di sventura e SCAPPIAMO A GAMBE LEVATE andando alla ricerca di cibo vero. Ah, un litro di vino alla mescita ci è costato 10 euro.

Sì, ma la fattoria?

L’allevamento di alpaca prevedeva … 3 alpaca. Poi ci stava un cavallo e un paio di asini. In ogni caso non abbiamo visto niente di tutto questo perché di sera non c’è illuminazione e il giorno dopo siamo scappati lontanissimo. Chi, comunque, ci ha raccontato di averli visti, ci ha anche detto che fortunatamente almeno loro sono tenuti bene. Onestamente anche fosse stato un piccolo paradiso per alpaca, a questo punto, nulla avrebbe potuto salvare l’impietoso giudizio negativo finale.

Altre testimonianze

Devo ammettere che non mi sono soffermata sulla pulizia del posto, non mi sono nemmeno lamentata delle cimici che in campagna sono una cosa normale. Quando vado in un agriturismo ci sto all’ambiente rustico, quindi non mi scandalizzano una cacca di cavallo in giardino o una falena morta in bagno; l’ambiente rurale mi piace e quindi mi sta bene che non sia asettico come invece pretendo che sia una suite a Parigi centro. In ogni caso alcuni ospiti hanno fotografato delle irregolarità igieniche che non ho nemmeno voluto indagare, m’è bastato vedere la bimba febbricitante che con il suo personalissimo cucchiaino ciucciato andava a pescarsi la Nutella in un vasetto che tutti utilizzavano. Mi sta bene tutto, ma se negli hotel utilizzano le monoporzioni un motivo c’è ed è l’igiene: non è possibile costringere gli ospiti (bambini inclusi, che non hanno colpe) a pescare dallo stesso vasetto.

Conclusioni

Intanto vogliamo sottolineare come poi la vacanza si sia risollevata rapidamente grazie a una tenuta bellissima che ci ha accolti a pranzo a San Giminiano. Se vi dovesse capitare di essere da quelle parti vi consigliamo di andare a mangiare alla Bottega Torciano dove davvero si mangiano prodotti tipici locali sapientemente cucinati secondo la tradizione. Dove il cameriere consiglia i piatti, li racconta e li presenta in tutta la loro dignità. Dove si beve vino buono e un bicchiere viene anche offerto con un sorriso. Ci siamo fatti coccolare, sì.

Un agriturismo non si può improvvisare, l’agriturismo come struttura crea delle aspettative nel cliente che almeno pretende di mangiare e bere prodotti locali e non un piatto di pasta casalingo. Casereccio sì, casalingo NO. La colazione non può essere arrangiata, non può essere peggiore di quella che troviamo quotidianamente nelle nostre dispense, altrimenti ce ne stiamo a casa e almeno possiamo dormire fino a mezzogiorno. Fare una crostata per una decina di ospiti, acquistare del latte fresco da un caseificio e produrre artigianalmente monoporzioni di marmellata fatta in casa non costa nulla ed è il minimo.

L’ospite che prenota deve sapere a cosa sta andando incontro: non è corretto metterlo davanti al fatto compiuto obbligandolo a sedersi con altri ospiti a sua insaputa. Questo atteggiamento è molto antipatico e prevede che il cliente possa solo accettare senza proteste: ve lo dico, mia madre (solo per questo) avrebbe piantato un casino mai visto.

Nel sito della struttura non si dovrebbero raccontare bugie, le elenco testualmente:

  • Il sabato e la domenica sono giorni speciali in quanto prepariamo diversi tipi di pizza e schiacciatine aromatizzate e fragranti, cotte nel forno a legna. FALSO, non ho trovato niente di tutto questo in tavola.
  • Ogni mattina al vostro risveglio vi offriamo un’abbondante ed ottima colazione, che varia dal dolce al salato, con prodotti locali e a Km 0 tra cui, salumi, formaggi, e il miele delle nostre api. FALSO, non ho trovato nemmeno il miele dell’Eurospin, figuriamoci il resto.
  • Il menù alla carta, invece, offre scelte di piatti Toscani in base ai prodotti della stagione corrente che, scegliendo il vino giusto dalla nostra carta dei vini, sarete in grado di assaporare con ancora più gusto. Potrete poi chiudere il pasto con un dolce della casa. FALSO, non vi era menù alla carta, non vi erano piatti tipici toscani, non ho visto un dolce della casa che non fossero i cantucci.

Non vado oltre perché sto per mettermi a piangere di nuovo, giuro. Mi aspettavo un paradiso bellissimo dove passeggiare, respirare aria pulita e mangiare bene: ho trovato erba alta, incuria e cibo scadente.

Nomi, foto e contatti

Allora, io ci ho pensato molto e nel testo trovate tutti i riferimenti per fare una banale ricerca e capire di che posto si sia parlato. Non è difficile. Comunque non metterò le foto di ciò che abbiamo trovato, non pubblicherò nomi e numeri di telefono così come probabilmente non sprecherò ulteriore tempo in una recensione negativa su TripAdvisor. Mi limiterò a informare Emozione3 dell’accaduto e a tentare un risarcimento amichevole.

E a voi sono mai capitate esperienze di questo tipo? Come ve la siete cavata? Raccontateci su, che mal comune mezzo gaudio!

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